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Seguire ciò che accade: Process Work e Deep Democracy nel coaching

Accade spesso, in un percorso di coaching o team coaching, che in qualche momento irrompa un “disturbo”: un’esitazione, un lapsus, un gesto che contraddice le parole, un silenzio carico di qualcosa di inespresso, un tema che continua a riaffiorare. Il Process Work e la Deep Democracy di Arnold Mindell ci propongono un rovesciamento: il disturbo non è un ostacolo al processo, è il processo. Per questo la funzione del coach non è quella di guidare verso una meta prestabilita, quanto piuttosto di accompagnare il processo, seguendo ciò che sta accadendo e ciò che sta cercando di accadere, di venire alla luce.


Un concetto chiave proposto da Arnold Mindell è la distinzione tra processo primario - l'identità con cui ci presentiamo - e processo secondario: tutto ciò che ci accade ma non riconosciamo come nostro. Tra i due c'è l'edge, il confine dell'identità: il punto in cui il campo si increspa ed emerge l’esitazione, il lapsus, la risata nervosa, il cambio di argomento. Questo glitch, questo disturbo, è potenzialmente il segnale di una frattura che si apre - una buca del bianconiglio - verso la possibilità di una trasformazione più autentica — un'identità che si allarga per includere ciò che prima escludeva.


Quello che il Process Work e la Deep Democracy ci mostrano di rilevante per il coaching e il team coaching è che un sistema è sano e generativo quando si colloca in quell’edge, ovvero quando è capace di mettersi in ascolto vibrante e inclusivo delle differenze, delle voci dissonanti, del rumore di fondo, del silenzio di chi si è ritirato: gestendo tutto ciò come informazioni, che, se marginalizzate, non spariscono ma piuttosto si manifestano con maggior vigore in forma di resistenza passiva o conflitti che esplodono “dal nulla”.


In questa direzione, due strumenti sono preziosi per chi facilita i team. I ruoli: le posizioni nel gruppo (“il critico”, “chi frena”…) appartengono al campo, non alle persone — non è Marco a essere negativo, è il sistema che ha bisogno di una voce critica e Marco la sta prestando. E il rank: la dinamica e l’espressione del potere è sempre presente nei gruppi, e i conflitti più intrattabili nascono da un rank esercitato inconsapevolmente. Nominare queste dinamiche apre conversazioni che prima non esistevano.


Per il coaching e il team coaching, l’implicazione più profonda è forse questa: affidarsi - in ascolto profondo e vibrante - a ciò che il sistema manifesta, tanto nei suoi processi primari quanto in quelli secondari, abilitando le condizioni giuste affinché il sistema stesso possa sempre di più posizionarsi in quell’edge - in quella zona di potenzialità creativa e rigenerativa - per aprirsi all’integrazione delle sue sfide emergenti.



  Articolo a cura di Emanuele Ciccarelli

Integral Coach®


Per approfondire

  • Arnold Mindell: Sitting in the fire / Essere nel fuoco

  • Arnold Mindell: The Deep Democracy of Open Forums

 
 
 

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